Sembra ovvio che realtà quali le strade, i parchi, le dighe o i servizi anti-incendio debbano essere appannaggio dello Stato. In questo libro, invece, Fred Foldvary dimostra come i beni collettivi possano essere forniti da libere imprese all’interno di un processo competitivo.
Respingendo le argomentazioni legate ai supposti fallimenti del mercato, l’autore esamina con grande attenzione alcuni esempi concreti di comunità private: Disney World, Reston (in Virginia), i quartieri privati di St. Louis, Arden e altri ancora. Quello che emerge è un panorama variegato e plurale, che mostra come l’intraprendenza umana possa seguire i percorsi più diversi, ma come essa sia sempre una risorsa fondamentale per la soluzione delle più diverse difficoltà.
Foldvary evidenzia che riportando la creatività dei singoli e la libertà d’associazione al centro della scena è possibile rilanciare le città e rimediare con efficacia al loro degrado. Come scrive Stefano Moroni nella sua introduzione, «dobbiamo iniziare a riconoscere che i privati si dedicherebbero naturalmente ed estesamente ad azioni concertate e coordinate se – come spesso è accaduto nel Novecento – ciò non venisse in vario modo impedito o disincentivato».
Fred Foldvary ha conseguito il suo dottorato alla George Mason University e oggi insegna economia alla Santa Clara University, in California. Tra i suoi molti lavori vanno ricordati
The Soul of Liberty (1980) e
Dictionary of Free Market Economics (1998).
Recensioni e segnalazioni:
Il Tempo, 25 luglio 2010: «
Se la libera impresa gestisce le strade, i parchi e le dighe», di Marco Respinti
Foldvary dimostra come i beni pubblici possono essere forniti dai privati
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