Giù le tasse con la scure delle spese
Per ridurre le aliquote fiscali sono necessari tagli drastici alla spesa pubblica

In effetti sembra che il Sud abbia preso la scorciatoia privatistica al taglio delle tasse» dice Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni. «Ma per estendere i benefici del fisco più leggero al Nord servirebbe un progetto politico che dica: certe cose lo Stato non le può fare, bisogna tagliare interi capitoli di spesa pubblica, anziché limitarsi alle solite limature di spesa qua e là. Solo così si troverebbero le risorse per ridurre le aliquote fiscali in maniera drastica».

Lei da economista si ritrova nell'analisi di Luca Ricolfi?

«Ricolfi ha fatto un'analisi molto serrata, ponderata e giusta, certo sul crinale della provocazione».

Ridurre le aliquote è una possibilità reale o è inutile parlarne?

«Sarebbe possibile se deportassimo in Liberia tutti i mille parlamentari italiani, di maggioranza e di opposizione, e li sostituissimo con altre mille persone e ricominciassimo da zero. È dal 1994 che Berlusconi si presenta agli elettori dicendo "Io non sono Vincenzo Visco" (che si è occupato di tasse per i governi di centrosinistra, NdA) ma al di là di operazioni marginali e discutibili, come l'eliminazione dell'Ici sulla prima casa, non si è visto granché».

Invece che cosa si dovrebbe fare?

«Dei politici coraggiosi dovrebbero dire che interi capitoli di spesa pubblica andrebbero eliminati per recuperare risorse. Per esempio: perché gli enti locali organizzano mostre, iniziative culturali e manifestazioni? Si metta la regola che non possono più organizzarne neanche una. Non è il loro mestiere. Tutelare il patrimonio culturale è un conto, ma organizzare eventi non c'entra nulla. Poi va ripensata la sanità: perché con gli stessi pagamenti a prestazione gli ospedali privati guadagnano, e invece quelli pubblici si fanno ripianare i bilanci coi soldi pubblici? Bisognerebbe chiudere quasi tutti i piccoli ospedali. E chiudere tutte le Province».

Nel botta e risposta fra Tremonti e Maroni sugli immigrati (tutti occupati o no?) chi ha ragione?

Dal punto di vista dei numeri non so. Da quello culturale ha visto giusto Tremonti: in interi settori, l’edilizia, i servizi alle persone, gli immigrati sono indispensabili.

Da La Stampa, 19 aprile 2011

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