Apertura ai privati per decreto ma la concentrazione resta
Sulla liberalizzazione dei servizi postali, Massimiliano Trovato, fellow IBL: «Perché non assegnare il servizio universale attraverso un bando?»
La liberalizzazione dei servizi postali, in Italia, è una realtà dal 1° gennaio 2011. Almeno in base al decreto legislativo 58/2011 che recepisce la Direttiva 2008/6/CE. Nella sostanza, però, il grande volume d'affari di questi servizi è ancora saldamente nelle mani di Poste Italiane.
Una misura difficile da rilevare con scientificità - gli operatori mantengono sul dato una grande riservatezza -, ma tra gli analisti del settore si parla di un 9o% in mano a Poste Italiane, un 7% a Tnt e il resto suddiviso tra piccoli operatori. Insomma, se - come fanno sapere da Poste Italiane - «tutti i prodotti postali sono già liberalizzati, a esclusione degli atti giudiziari che però, a breve, potrebbero perdere la riserva», il volume del mercato racconta un'altra realtà. «Una cosa è l'abolizione della riserva spiega Massimiliano Trovato, dell'Istituto Bruno Leoni -, un'altra la liberalizzazione. La prima è infatti condizione necessaria per la seconda, ma non sufficiente. Tra i nodi ancora da affrontare, per esempio, c'è quello dell'ampiezza del perimetro del servizio universale». Questo è dato da un insieme di servizi postali (anche non profittevoli), considerati essenziali per la cittadinanza, e quindi destinatari di un sussidio statale. Tra questi servizi è inclusa la posta massiva, cioè la numerosa corrispondenza proveniente da grandi clienti, le banche per esempio.
«Su quello che è servizio essenziale, però, sarebbe necessaria una revisione: è discutibile infatti considerare in questo senso la posta massiva».
L'altro nodo da affrontare è quello della modalità di assegnazione del servizio universale. Il decreto di recepimento, infatti, ha garantito il servizio universale a Poste Italiane per 15 anni. «Un arco temporale enorme in un mercato che attraversa una fase di profondo mutamento - aggiunge Trovato - E poi, perché non assegnare il servizio attraverso un bando? Magari dividendo il mercato in lotti geografici o per comparti?».
La discussione sul servizio interessa anche il costo. La direttiva europea 2008/6/CE per la liberalizzazione del mercato postale pone regole molto precise per la quantificazione del costo del servizio universale.
Secondo un'indagine del centro studi Copenhagen Economics sul costo del servizio universale in Italia, commissionato da Tnt Post, se il principio stabilito dalla direttiva postale fosse rispettato, si potrebbe ridurre la compensazione al fornitore del servizio universale (con grandi benefici per lo Stato e i contribuenti) fino a un massimo di 175 milioni di euro.
«In linea generale-aggiunge Trovato - se il costo del servizio non è misurato da criteri di efficienza, l'operatore non ha stimoli per migliorare».
L'Iva è l'altro grande tema di dibattito. Poste Italiane, infatti, beneficia sui prodotti inclusi nel servizio universale dell'esenzione dell'Iva. Se un cittadino, dunque, spedisce una raccomandata attraverso Tnt, paga l'Iva per quel servizio. Se si rivolge invece a Poste Italiane, non la paga.
«Sarebbe auspicabile - aggiunge Trovato -una completa omogeneizzazione del trattamento fiscale così da eliminare ogni disparità tra Poste Italiane e i concorrenti».
Il nuovo governo, però, è già intervenuto su un tema cruciale. «Assegnare la regolamentazione del settore postale a un'Autorità indipendente, l'Agcom, è stato un passo importante verso la liberalizzazione, ma contrariamente alle attese, nonché alle raccomandazioni dell'Antitrust, Monti non ha affrontato il dossier sulla separazione del Bancoposta, misura cruciale per risolvere l'equivoco di fondo sulla natura dell'operatore incumbent. Al di là della discussione sulla liberalizzazione del settore, poi, sarebbe il momento di pensare alla prospettiva di una privatizzazione. Non per passare da un monopolista pubblico a uno privato, ma per garantire al Paese ingenti risorse e aprire veramente il mercato agli operatori privati».

Da Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2012
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