Istituto Bruno Leoni
IBL: la pornotax è un’imposta oscena
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Si tratta di un’imposta immorale e di difficile applicazione
La pornotax è un’imposta immorale e di difficile applicazione. Lo sostiene Massimiliano Trovato, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, nel Focus “Pornotax. Un’imposta oscena” (PDF).

Scrive Trovato: “Il decreto parla di atti “espliciti”, ma sorvola sull’identificazione del discrimine tra ciò che è lecito e ciò che non è lecito mostrare. Tinto Brass è sufficientemente esplicito? Probabilmente, lo è assai meno degli affreschi di Pompei. E come valutare il requisito della “non simulazione”? Senza addentrarci in discussioni filosofiche su cosa possa considerarsi non simulato in un’opera cinematografica, dobbiamo dedurre che qualche ispettore dell’Agenzia delle Entrate si aggirerà per i set per verificare che gli attori non indossino un cache-sex? Una previsione del genere avrebbe indotto rilevanti grattacapi nell’analisi di innumerevoli film d’autore – da Ultimo tango a Parigi a Moulin rouge, da Il postino suona sempre due volte ad Eyes wide shut – i cui protagonisti sono persino stati talvolta accusati di qualche eccesso di zelo”.

Commenta Alberto Mingardi, direttore generale dell’IBL: “questa tassa è criticabile da molti punti di vista. Un settore economico vede quasi raddoppiare la pressione fiscale che lo riguarda, tra l’altro con possibili effetti retroattivi. Le ‘tasse sul vizio’ funzionano se si pensa che la domanda sia inelastica - ma in questo caso si sta agendo sull’offerta, portando imprese ed operatori di questo settore a stabilire altrove le proprie attivita’”.

Il Focus di Massimiliano Trovato, “Pornotax. Un’imposta oscena”, è liberamente scaricabile qui: (PDF)
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