Per l’Istituto Bruno Leoni, la firma del decreto di riforma degli enti lirico-sinfonici da parte di Napolitano è un atto dovuto per rendere esecutivi provvedimenti necessari per tutto il comparto
Per l’Istituto Bruno Leoni, la firma del decreto di riforma degli enti lirico-sinfonici da parte di Napolitano è un atto dovuto per rendere esecutivi provvedimenti necessari per tutto il comparto. Nonostante la forte opposizione dei sindacati, a fronte di una situazione molto difficile in cui versano da anni gli enti lirico-sinfonici, la strada intrapresa dal Governo appare inevitabile.
Per Filippo Cavazzoni, ricercatore dell’IBL, “le 14 fondazioni lirico-sinfoniche ogni anno assorbono quasi il 50 per cento delle risorse stanziate con il Fondo Unico per lo Spettacolo. Oltre alle sovvenzioni statali, tali istituzioni culturali ricevono ingenti sussidi anche da parte di Regioni e Comuni. Il risultato però è sconfortante: ogni anno metà delle fondazioni chiude i propri bilanci in passivo e frequente è stato il ricorso ai commissariamenti. Per ovviare a tale situazione, il decreto si propone di intervenire su più fronti: rimandando a successivi regolamenti per un sistematico riordino del settore lirico-sinfonico; cercando di contenere i costi per il personale (che da soli assorbono il 70 per cento del finanziamento pubblico); e rivedendo i criteri con i quali vengono assegnati i fondi, premiando in tal modo i soggetti più virtuosi. Tutto ciò, pur avendo in diversi punti contorni ancora poco definiti, incardina l'azione del Governo sulla strada giusta, cioè verso una razionalizzazione della spesa pubblica per gli enti lirici”.