Vai in laboratorio capirai il mercato
Tradotto il testo fondamentale del Nobel Vernon Smith che spiega la razionalità dell'economia: audacia nelle ipotesi e idee originali
Vernon Smith ha vinto il premio Nobel nel 2002 per il suo uso pionieristico degli esperimenti di laboratorio in economia. Una rivoluzione metodologica che oggi può apparire scontata ma che sembrava impensabile soltanto pochi anni fa. Smith, che ha parlato pubblicamente della sua convivenza con la Sindrome di Asperger, ha sostenuto che questa forma leggera di autismo potrebbe avere favorito una tendenza a ragionare fuori dagli schemo. La razionalità nell'economia è un libro fuori dagli schemi, e, come suggerisce il titolo stesso, deve molto a Friedrich von Hayek.

Smith riprende la distinzione fra due forme di razionalità che ha un sapore decisamente hayekiano. Mentre la razionalità "costruttiva" è prodotta dai nostri tentativi deliberati di pianificare le nostre vite e di manipolare la natura e la società, la razionalità "ecologica" è il risultato non intenzionale delle nostre azioni insieme a una miriade di altri fattori di cui la mente umana non può semplicemente tenere conto quando prende una decisione. Quando si applica alle istituzioni, laprimaforma dirazionalità implica l'uso deliberato della ragione per incentivare le azioni "migliori" attraverso un sistema di regole mirate a questo obi ettivo. La seconda forma di razionalità implica piuttosto un "ordine emergente" nellaforma dipratiche e norme che in tali istituzioni si sono evolute come sottoprodotto dell'interazione umana; essaèpertanto il frutto dellanostraereditàbiologica e culturale piuttosto che di un disegno consapevole. La tesi centrale è che entrambe le forme di razionalità - sebbene «intrinsecamente in opposizione» - sono necessarie per lo sviluppo della società.

Concentrarsi esclusivamente su una forma rispetto all'altra genera gravi errori teorici e pratici. Il che è precisamente quanto avviene per l'economia neoclassica, interamente concentrata su approcci astratti agli incentivi, che trascurano elementi significativi delle proprietà dei mercati. L'economia neoclassica ignora in particolare modo che gli esseri umani sono "macchine pensanti" che non fanno invariabilmente assegnamento su processi cognitivi deliberati e autocoscienti. Anzi, le neuroscienze cognitive e la neuroeconomia - la neodisciplina che lo stesso Smith ha contribuito a far nascere e sviluppare - suggeriscono che la maggior parte delle nostre decisioni della vita di tutti i giorni èilrisultato dell'attività di un "cervello sociale" che funziona in autonomia secondo regole e norme socioeconomiche inconsce apprese in modo simile a come impariamo le lingue naturali. In un audace parallelismo tra il modo in cui si evolvono e funzionano sia il cervello che il mondo socioeconomico, Smith mostra come gran parte dell'attività umana sia dominata da risposte neuropsicologiche a bassissimo costo cognitivo in grado di elaborare in un batter d'occhio i dati necessai i per reagire con immediatezza alle sollecitazioni dell'ambiente: un "sesto senso" tanto indispensabile per la sopravvivenza quanto autonomo, nel senso in cui non ha bisogno di passare al vaglio del ragionamento autoconsapevole. Se manchiamo dì riconoscere questo fatto è a causa del "bisogno antropocentrico" di credere che sia la nostra ragione a detenere il controllo. Ciò ci impedisce di vedere "ordini razionali" emergenti diversi da ogni forma di azione razionale e consapevole.

Per catturare i meccanismi che fanno funzionare i mercati ("reali") e insieme progettare istituzioni più efficienti, non possiamo pertanto limitarci alla conoscenza del "che cosa", cioè dei mercati come prodotto di agenti razionalie onniscienti, ma occorre rivolgersi alla conoscenza del "come", cioè dei mercati come sottoprodotto non intenzionale di un ordine emergente che dipende dalle funzioni autonome del nostro cervello. E per questo secondo tipo di conoscenza occorre andare in laboratorio, vale a dire fare economia sperimentale. Il laboratorio come luogo dove costruire "mondi contro-fattuali" per testare le proprietà e la robustezza dei costrutti teorici degli economisti rispetto al loro ambiente "naturale". E l'esperimento come banco di prova per valutare la perfomance di sistemi di regole di mercati specifici, e per progettarne di nuovi.

Un libro ricchissimo di idee stimolanti, ipotesi audaci, analisi empiriche, ricostruzioui storiche, applicazioni sul campo, esperimenti ingegnosi, e suggerimenti pratici su come investigare con passione la natura dei mercati e del nostro vivere associato. In ultima istanza si trova illustrata alla perfezione l'affermazione secondo cui «un economista che sia solo un economista non può essere n buon economista».

Vernon L. Smith, La razionalità nell'economia. Fra teoria e analisi sperimentale, con prefazione di Matteo Motterlini e Francesco Guala, IBL Libri, Torino, pagg. 560, € 25,00.

Da Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2010
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