Un confronto con altri paesi europei mostra come la concorrenza nel settore dei diritti d'autore sia possibile e proficua
La Siae - che gestisce monopolisticamente i diritti d’autore - è “costosa e inefficiente”. Lo dimostra Diego Menegon, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, nel Briefing Paper “L’intermediazione dei diritti d’autore. Perché il monopolio è costoso e inefficiente” (
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Menegon, confrontando il modello italiano con quelli di altri paesi europei, mostra che il monopolio pubblico non è un tabù: se alcuni Stati membri dell’Ue hanno sistemi simili al nostro, in molti la gestione dei diritti d’autore è gestita in regime di libera concorrenza. Rispetto alle migliori pratiche, “la minor efficienza della Siae costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro all’anno”. Per Menegon, “L’ostinazione con cui il legislatore nazionale continua a voler preservare il monopolio pubblico legale nel settore dei servizi di intermediazione si scontra con i dati che emergono dal confronto tra le performance registrate dal modello britannico del mercato aperto e dal regime di esclusiva italiano. Il rapporto tra i costi operativi e i diritti raccolti è nettamente più alto in Italia, rispetto ai dati rilevati nel Regno Unito. Le collecting society inglesi, inoltre, consentono un più facile accesso al mercato a giovani e non professionisti, tanto che spesso non esigono alcuna tassa di iscrizione”.
Il Briefing Paper di Diego Menegon, “L’intermediazione dei diritti d’autore. Perché il monopolio è costoso e inefficiente”, presentato oggi presso IBL, è liberamente scaricabile qui: (
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