Diritti d'autore e concorrenza. Per la tutela è meglio il monopolio o il libero mercato?
Diritti d'autore e concorrenza. Per la tutela è meglio il monopolio o il libero mercato? La
vexata quaestio ritorna. E a rilanciarla è uno studio (
PDF) dell'Istituto Bruno Leoni (IBL), che ha messo a confronto l'efficienza dei diversi sistemi in Europa, per arrivare alla conclusione che «il monopolio è costoso e inefficiente».
In Italia l'attività di intermediazione per la gestione dei diritti d'autore è affidata in via esclusiva alla Siae, che è un ente pubblico. In Europa, invece, la situazione è più diversificata e si va dalla Gran Bretagna, che ha il modello più aperto di mercato, passando attraverso la Francia dove esistono diverse
copyright collecting society, per arrivare ai monopoli legali di Italia, Danimarca e Paesi Bassi.La Siae concede le autorizzazioni per l'utilizzazione delle opere protette, riscuote i compensi per il diritto d'autore e ripartisce i proventi che ne derivano. Scrittori e musicisti, architetti e registi, non possono che affidarsi ai servigi della Siae.
Ma dallo studio dell’IBL emerge che il nostro ente è più inefficiente rispetto alle società britanniche (anche in confronto all'unica
collecting society autorizzata svizzera) e più caro per quote di iscrizione e licenze rilasciate: pesa su autori, discografici e consumatori per 13,5 milioni di euro. E solo nel settore delle opere letterarie e figurative, l'incidenza dei costi amministrativi è pari al 26414 degli incassi contro il 10,4% di quello registrato in Gran Bretagna. Una fotografia che evidenzia anche i problemi di bilancio della Siae, nonostante detenga in Europa una quota di mercato del 15%.
La via d'uscita, forse, arriva dall'Europa, che mira a riconoscere ad autori e fruitori di opere d'ingegno la libertà di scegliere la
collecting society a cui affidare la tutela dei propri diritti. Intanto in Italia la creatività resta nei confini del monopolio.
Da
Corriere della sera, 17 luglio 2010