L’Istituto Bruno Leoni aderisce al Comitato per il no ai referendum sulla “privatizzazione” dell’acqua.
L’Istituto Bruno Leoni aderisce al Comitato per il no ai referendum sulla “privatizzazione” dell’acqua.
Dice Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’IBL: “un milione e quattrocentomila persone sono state ingannate: gli è stato chiesto di firmare contro la ‘privatizzazione’ dell’acqua e contro gli aumenti tariffari, quando in realtà stavano firmando per consegnare alla casta il controllo delle risorse idriche. In Italia, infatti, l’acqua non è mai stata privatizzata e nessuno propone di privatizzarla: semplicemente, il nostro paese si è parzialmente allineato agli standard europei che prevedono di affidare il servizio idrico tramite gara.
Solo in questo modo è possibile costruire una cornice legale e regolatoria favorevoli agli investimenti necessari in tutto il ciclo idrico, dalla captazione delle acque fino alla depurazione. L’alternativa, naturale conseguenza dell’eventuale vittoria dei sì ai referendum, è la gestione politicizzata, clientelare e sprecone che ci ha portato nell’attuale situazione in cui più di un terzo dell’acqua va sprecata e troppi comuni sono ancora privi di impianti di depurazione decenti. La normativa esistente è per molti versi inadeguata, ma occorre farle fare dei passi avanti verso una maggiore apertura al mercato, non un balzo indietro verso un passato partitocratico che nessuno rimpiange”.